La direttrice Belgioioso: "L’emozione più bella? Lo stupore del pubblico..."

Sedici anni intensi per sedici magnifiche edizioni. Ritorna da questa sera fino a domenica Piano City, festival diffuso che si trasforma in colonna sonora della città, appuntamento imperdibile per tutti i milanesi. Direttrice artistica dell’evento Ricciarda Belgioioso, pianista, laureata in architettura al Politecnico di Milano, esperta in musica contemporanea che racconta: "Anch’io ho suonato al festival, per questo porto la musica in tutta Milano".
Intanto è bene ricordare che si apre con
Sofiane Pamart, domani, sul Main Stage della GAM - Galleria d’Arte Moderna di Milano, mentre il protagonista del concerto conclusivo della sedicesima edizione del festival di pianoforte è Tigran Hamasyan, domenica sempre sul Main Stage della GAM.
Direttrice Belgioioso, che cosa le ha insegnato Piano City?
"A guardare lontano. Durante il festival alcune persone si fermano ad ascoltare un concerto per caso, magari perché è eseguito all’aperto, ma la musica agisce come una magia e l’ascoltatore casuale ritorna; il bambino che è stato accompagnato dai genitori s’innamora del suono e chiede di studiare pianoforte, oppure giovani o anziani che l’hanno studiato e abbandonato decidono di ricominciare dopo aver sentito un brano. Abbiamo visto esordire giovanissimi talenti che oggi sono pianisti affermati, vincitori di concorsi internazionali".
Nove anni fa con Michael Nyman avete formato un’orchestra infantile.
"È iniziata con 50 elementi, bambini da cinque ai dieci anni. Oggi è un’orchestra stabile che farà una breve tournée. I nostri progetti non si esauriscono nei giorni del festival ma si sviluppano durante l’anno. I rapporti con le associazioni, con gli stessi pianisti vanno oltre il concerto.
Diversifichiamo il repertorio, non solo classico, proponiamo generi nuovi, musica del Novecento e contemporanea, curiosità che appassionano. Nel nostro festival vince sempre la musica".
Lei quando ha scoperto il pianoforte?
"Ho iniziato molto presto a tre-quattro anni, con bambini della mia età. Se inizi presto ti appassioni facilmente perché la musica è un’abitudine positiva. Per questo trovo importante proporre laboratori per i più piccoli".
Avete fatto scoprire luoghi inediti. Come li avete scelti?
"Non riusciremmo senza il sostegno del Comune. Quest’anno riapriamo il Nuovo Orchidea, ex cinema, uno spazio atteso da tempo. Faremo dei concerti al Casva (Centro di Alti Studi sulle Arti Visive) a QT8 per ricordare che gli archivi sono vivi. E poi tante associazioni, gruppi, case private, musei ci contattano per ospitare i concerti. Andremo nell’area Mameli, dove c’era la caserma che, dopo una serie d’interventi, può diventare un punto di collegamento fra Niguarda, Bicocca e Parco Nord. Il Vigorelli è chiuso da tempo noi l’apriamo per un concerto all’alba".
La musica fa da filo rosso nei quartieri: da Gratosoglio alla galleria d’Arte Moderna, alla Rotonda di via Besana. E come scegliete i pianisti?
"Chiunque può candidarsi, riceviamo tantissime candidature e facciamo una selezione. Cerchiamo di creare un senso fra luoghi, artisti e programmi proposti, mescoliamo giovani talenti e grandi maestri. Ci rivolgiamo a ciascuna fascia di età: offriamo laboratori per bambini e per adulti, concerti con musica innovativa e rock d’annata, musica barocca e romantica. Il concerto è studiato in ogni dettaglio, cerco di dare voce a tutti per incuriosire il pubblico, per questo variamo le proposte ogni anno".
I vostri frequentatori sono fedeli al festival?
"Direi di sì, molti ritornano, portano gli amici. Ma incontriamo anche persone che arrivano per la prima volta, prese dallo stupore di ascoltare tanta buona musica in città".
Cosa augura a quest’edizione?
"Di mantenere la freschezza, la spontaneità del pubblico che si sposta da un concerto all’altro".
Il Giorno




